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📖 Unlock the power of language with Lolita — where every word is a revelation.
Lolita by Vladimir Nabokov is a 20th-century literary masterpiece renowned for its intricate narrative style and complex, unreliable narrator. Weighing just 0.70 pounds, this edition offers a compact yet profound reading experience that challenges conventional storytelling and invites deep intellectual engagement. Far from mere scandal, it is a refined exploration of language, power, and perception, essential for discerning readers who crave literature that provokes thought long after the last page.
| Customer Reviews | 4.1 out of 5 stars 2,594 Reviews |
M**O
Un capolavoro di tecnica narrativa, non di scandalo.
Lolita è uno di quei romanzi che continuano a essere fraintesi perché giudicati dal tema più che dalla forma. Eppure Nabokov non costruisce uno scandalo: costruisce un dispositivo narrativo di precisione quasi chirurgica, in cui tutto dipende dal linguaggio e dalla posizione del lettore. Chi cerca provocazione troverà solo un testo che rifiuta ogni semplificazione; chi cerca letteratura, invece, si troverà davanti a uno dei più raffinati esperimenti di narrazione del Novecento. Il cuore del romanzo risiede nella scelta di un narratore colto, brillante, seducente e profondamente inaffidabile. Nabokov lavora per scarti, omissioni e ironia strutturale: ciò che viene detto non coincide mai del tutto con ciò che viene mostrato. Il lettore è costretto a leggere “contro” la voce che racconta, a riconoscere come intelligenza, cultura ed eleganza stilistica possano diventare strumenti di autoassoluzione. Non c’è compiacimento, non c’è ricerca dello shock; c’è invece una dimostrazione implacabile di come il linguaggio possa mascherare potere e abuso. È un libro che non offre appigli morali né spiegazioni rassicuranti. Per questo è bene evitarlo se si è inclini al perbenismo o se si cerca una posizione etica esplicitata dall’autore. Lolita richiede attenzione, lucidità, responsabilità: se il lettore si lascia convincere, il romanzo non lo salva. Ed è proprio questa assenza di guida a renderlo così radicale. Le versioni cinematografiche tratte dal romanzo aiutano paradossalmente a capire la sua irriducibilità alla narrazione visiva. Anche nei casi più eleganti o più espliciti, il passaggio allo schermo attenua o chiarisce ciò che nel libro resta ambiguo, linguistico, profondamente interno. È la prova che Lolita è, prima di tutto, un’opera letteraria nel senso più pieno del termine: inseparabile dalla sua voce, dal suo stile, dalla sua struttura. Romanzo scomodo, lucidissimo, formalmente straordinario, Lolita non è una lettura facile né conciliatoria, ma è una lettura fondamentale. Consigliata a chi ama la letteratura che mette alla prova, che non consola e che continua a interrogare molto tempo dopo l’ultima pagina.
C**O
Giustamente celebre
Giustamente celebre, romanzo riccamente ed elegantemente elaborato, dalla prosa ricercata ed evocativa. Manca di contenuto poetico e introspettivo, forse in parte dovuto alla scabra tematica trattata.
E**Y
Lolita di Nabokov è un’opera da assaporare.
Questo libro ha mille sfaccettature e può dare emozioni diverse, può far ribrezzo, sconvolgere, nauseare, traumatizzare, incupirci, disgustare, lasciare indifferenti o piacere. Ci sono tanti pareri contrastanti, ma bisogna dire che è scritto in modo magistrale. Riesci ad entrare nella mente di Humbert, toccare i suoi pensieri, vedere con i suoi occhi. Penso che sia essenziale, mentre si legge, non aver pregiudizi, andare oltre ad ogni pensiero personale, altrimenti, per gli argomenti trattati, non si apprezzerebbe come merita. Humbert, uomo ossessionato, ossessivo, perverso, disturbato e disturbante. Il lettore conoscerà Lolita tramite i suoi occhi e i suoi pensieri. Lo lessi due volte, la prima a fatica nel 1997, avevo 20 anni e non sapevo bene di cosa parlasse. Quando iniziai a leggerlo non facevo altro che sgranare gli occhi. Parliamo di quasi 30 anni fa e in quel periodo non si parlava molto di queste cose.. anzi erano veri e propri tabù. Lo rilessi qualche anno fa, e questa volta ho “mollato stupore e pregiudizi” e l’ho vissuto in un modo diverso. Non come un semplice libro, sapendo già cosa mi attendeva. Gli do ⭐️⭐️⭐️⭐️ perché a mio avviso le merita. Ti fa entrare nella mente del protagonista, cosa non sempre scontata.
M**E
Lolita, il miglior romanzo di Nabokov
Ottimo romanzo , molto scorrevole. Si apprezza molto la mano dell’artista. Consigliatissimo
C**N
LO - LI - TA
“Lolita, luce della mia vita, fuoco dei miei lombi. Mio peccato, anima mia. Lo-li-ta: la punta della lingua compie un breve viaggio di tre passi sul palato per andare a bussare, al terzo, contro i denti. Lo-li-ta. Era Lo, null'altro che Lo, al mattino, diritta nella sua statura di un metro e cinquantotto, con un calzino soltanto. Era Lola in pantaloni. Era Dolly a scuola. Era Dolores sulla linea punteggiata dei documenti. Ma nelle mie braccia fu sempre Lolita”. In un’intervista data a Life nel 1964 Nabokov disse: «tra tutti i libri che ho scritto, Lolita è quello che mi ha dato più gioia, forse perché è il più puro, quello più costruito e inventato da un punto di vista narrativo. Probabilmente però io sono la causa per cui i genitori hanno smesso di chiamare le loro figlie Lolita. Dal 1965 in giro ci sono molti barboncini che si chiamano così, ma pochi esseri umani». Tale e tanto è stato il successo di questo romanzo, che a partire da esso, infatti, il termine “lolita” è diventato di uso comune nella cultura di massa e nel linguaggio a indicare una giovanissima sessualmente precoce o comunque attraente, anche per la complicità della trasposizione cinematografica operata da Stanley Kubrick. Scritto in cinque anni, dal 1948 al 1953, Nabokov non riusciva a pubblicarlo e la storia delle successive pubblicazioni è stata a lungo accompagnata da quella delle sue ripetute e disparate censure. Fu pubblicato negli Stati Uniti da un casa editrice erotica nel 1955. Il romanzo, nella forma del diario postumo del professor Humbert Humbert, racconta l’ossessione semi-incestuosa di un docente di letteratura francese nei confronti di una ragazzina di 12 anni, fu pubblicato per la prima volta nel 1955. Questi, che è la voce narrante del romanzo, ovvero l’autore delle memorie, dopo un matrimonio finito male, decide di trasferirsi a Ramsdale, una piccola città del New England. Affitta una stanza a casa di una donna sua coetanea, Charlotte Haze, e perde completamente la testa per la figlia dodicenne di lei: Dolores. Tra i due si crea un rapporto particolare, di estrema complicità, che contribuisce ad alimentare ancora di più l’ossessione di Humbert, fino al punto in cui deciderà di mettere in atto un piano: sposerà la madre di Lolita e alla sua morte diventerà patrigno della bambina. Questa si rivela una giovane sessualmente disinibita e maliziosa, con i contorni del mistero, ma resta una figura fugace e inafferrabile, sempre foriera di bugie. Stefano Bartezzaghi ha definito questo personaggio come l’enigma meglio riuscito fra quelli creati da Nabokov. Il male ci appartiene ed è innato a ognuno, come parte costitutiva della natura umana. Quando diciamo che un comportamento è “cattivo”, intendiamo censurarlo e condannarlo con etichetta pubblica. Eppure affermare che una condotta pertiene al regno del male serve semplicemente a nominarla e non a spiegarla. Per di più, come spesso accade, il malfattore, pur consapevole dell’erroneità della sua condotta, risale nel suo vissuto a giustificarla. Questo non solo in cerca di comprensione per il comportamento esecrabile, ma anche per motivarne la ripetizione ossessiva come in un gioco. “Una sua simile l'aveva preceduta? Ah sì, certo che sì! E in verità non ci sarebbe stata forse nessuna Lolita se un'estate, in un principato sul mare, io non avessi amato una certa iniziale fanciulla. Oh, quando? Tanti anni prima della nascita di Lolita quanti erano quelli che avevo io quell'estate. Potete sempre contare su un assassino per una prosa ornata. Signori della giuria, il reperto numero uno è ciò che invidiarono i serafini, i male informati, ingenui serafini dalle nobili ali. Guardate questo intrico di spine.” Così il professor Humbert, coadiuvato da una narrazione in stile prosastico, cerca di accaparrarsi la simpatia e il favore del lettore, risalendo alla morte prematura per tifo del suo primo amore adolescenziale: Annabel Leigh. Così il lettore rinviene anche tracce di delirio, come quando architetta l’eliminazione della moglie Charlotte o quando cede a raccontare l’esaurimento nervoso e i ripetuti ricoveri e passaggi sui lettini psichiatrici. Parimenti, secondo la critica qui emergerebbe anche la passione dell’entomologo, che collezionando farfalle cerca di fermare la bellezza nel tempo. Humbert è convinto di fermare il tempo quando rinviene in Lolita l’essenza di ninfetta scoperta in Annabel. La guardai. La guardai. Ed ebbi la consapevolezza, chiara come quella di dover morire, di amarla più di qualsiasi cosa avessi mai visto o potuto immaginare. Di lei restava soltanto l'eco di foglie morte della ninfetta che avevo conosciuto. Ma io l'amavo, questa Lolita pallida e contaminata, gravida del figlio di un altro. Poteva anche sbiadire e avvizzire, non mi importava. Anche così sarei impazzito di tenerezza alla sola vista del suo caro viso. Il tentativo disperato di fermare il tempo sembra possibile quando la carica dell’amore giovanile e reincarnato sembra sopravvivere alla sopraggiunta maturità della ragazzina. Così si apre lo spiraglio delirante del vagheggiamento di un matrimonio possibile a completare la cornice di un racconto che vorrebbe passare per la storia di un amore precoce. Infine il romanzo è costellato di sapienti enigmi. Ne sono esempio gli anagrammi dei nomi. Circolo della Lettura 'Barbara Cosentino' - Roma
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